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Antico gesto

Impasto il pane, antico gesto di donna.
Donne accovacciate intorno al fuoco.
Donne di sorellanza oltre il tempo.
Donne che sfamano, curano, consolano.
Donne che danno la vita urlando,
sfidando la morte, pur sapendo che un giorno vincerà.
Donne arcobaleno, ponte iridescente, tra ciò che appare,
e ciò che più non è.
27 gennaio
S.P.
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Inverno

C’è il sole,
ma un’aria gelida taglia la pelle.
Nel prato l’erba,
prostrata dal gelo notturno,
rimane sdraiata, come a coprirsi.
I rami spogli degli alberi
vibrano leggeri, forse tremano.
L’aria, tersa e tesa, si spalma
d’azzurro intenso, finché,
molto presto direi,
si infiamma nell’ultimo respiro del giorno.
25 gennaio
S.P.
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Il gatto e il topo

Abbiamo paura della morte,
eppure lei sempre ci accompagna.
Ci sfiora molte volte,
molte volte ci osserva da lontano.
Noi fingiamo di non sapere
della sua costante presenza;
ci ubriachiamo di quella che chiamiamo Vita.
Ma infondo è pur breve la nostra vita,
difronte alla sua eternità.
Così lei ci lascia nelle nostre illusioni,
finché un giorno si stanca del gioco, e,
come un gatto col topo, sferra il colpo,
e noi,
attoniti e increduli di tanta malvagità,
torniamo nel Nulla da cui un giorno,
per sorte beffarda, fummo chiamati.
24 gennaio
S.P.
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Piccolo indiano

Cielo plumbeo di gennaio.
Vecchie ferite sanguinano.
Bolle di passato invadono il presente.
Un bimbo scalzo corre nei prati,
Gioca a fare l’indiano sulla riva del fiume,
costruisce la capanna rifugio dal mondo.
Alza lo sguardo verso il cielo.
Sa che quello è il suo posto,
che un giorno volerà tra le nuvole,
dimentico di questa Terra dove tutto degrada e perisce.
Sogna, fuori dalla sua piccola capanna.
Sogna, con i suoi occhi dorati.
Sogna, tra i suoi riccioli scuri.
20 gennaio
S.P.
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Ombra

L’ombra che veloce,attraversa il giardino,
si staglia nel vetro della porta.
Il cappello calato, il giaccone usurato.
Non so dove vada con passo veloce.
Forse deve finire un lavoro importante.
Si volta, sorride, scompare.
Lasciandomi quieta.
18 gennaio
S.P.
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Niente fu più

Tutto accadde in un istante.
Era autunno e parlavamo del nostro futuro.
Sorridevi sorridevo.
Poi un lampo un tuono…
E niente fu più.
17 gennaio
S.P.
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Incubi

Nasce il lungo giorno dietro le colline.
La notte fu costellata da incubi che trovano conferma al risveglio.
Tutto spaventa, niente accoglie.
Vago in un presente incerto come il futuro.
16 gennaio
S.P.
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Tutto si scolora

Una fitta nebbia avvolge le cose.
Tutto si scolora nel bianco lattiginoso.
Scomparsi i colori, le forme tenui ombre.
Il pulviscolo umido rende viscida ogni cosa;
gli alberi grigi,
l’erba china e molliccia,
il muro freddo su cui appoggio la mano.
Le luci affogate in questo vapore freddo,
emettono un alone, così tenue e sfuocato,
che non illumina né consola.
15 gennaio
S.P.
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Pandemia

Sale il grido dalla folla
Occhi sgomenti
Il terrore dilaga sulla Terra
Chiusi nei gusci
Come fragili chiocciole in inverno
Né basta il muro
Costruito in tutta fretta
Nessuna speranza si intravede
Solo questo ossessivo
Bollettino di morte
13 gennaio
S.P.
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Uomo

Uomo,
che arranchi impaurito verso il baratro, di cui sei l’artefice,
dove troverai conforto?
La natura,
incurante dei tuoi affanni,
procede con i suoi ritmi.
Uomo,
ti poni almeno domande?
Rivedi la tua arroganza?
Niente di ciò che tu ritieni importante ti sopravvivrà;
scompariranno città, strade, ponti,
sotto l’edera e il muschio.
A che serviranno i tuoi soldi,
per cui hai devastato, ucciso, torturato?
Uomo,
piccolo microbo dannoso,
avrai ancora tempo per tornare
natura pacifica, connessa e umile?
Pulviscolo di stelle di un infinito ignoto?
11 gennaio
S.P.