• Questo eri tu

    Uomini troppo presenti, altri troppo assenti.

    Tu eri una presenza discreta

    Una soffice coperta di lana leggera che teneva caldo il cuore

    Pensieri profondi, sentimenti intensi, paure ancestrali

    Gesti lenti, sospesi, essenziali, parchi come le parole

    Gli occhi scrutavano silenziosi, gioiosi, curiosi di vita

    Questo eri tu… questo, forse, sono io.

    12 febbraio

    S.P.

  • Sera

    Ceca la sera si accende di rosa.

    L’aria pervasa di profumi nuovi,

    presagio dell’imminente primavera

    Una piccola viola mi guarda;

    sembra chiedersi perché tanta tristezza.

    Le sorrido, grata della sua gentilezza.

    Tracce di animali notturni nei campi.

    Cammino senza meta nel giorno che scompare.

    11 febbraio

    S.P.

  • Le estati profumavano di gelsomino

    C’era una volta una piccola casa bianca con verdi persiane.

    Una grande terrazza per le lunghe cene e per contare le stelle.

    Le estati profumavano di gelsomino e tiglio.

    Salivamo le scale, sussurrando piccoli segreti.

    Falene volteggiavano nella luce.

    Il grosso geco immobile le attendeva goloso.

    Grandi fiori rosa si aprivano come per incanto.

    Le tue parole, le mie parole, le mie risa, le tue risa…

    Ogni cosa dava gioia e serenità.

    9 febbraio

    S.P.

  • Notte stellata

    E. Munch

    Buio profondo intorno al lampione

    Ombre fugaci attraversano la strada

    Canne piegate dal vento di tramontana

    Un cane abbaia lontano, un altro più vicino risponde

    Ulula la sirena con le sue luci frenetiche

    La notte sa di freddo e di sale

    Brilla una stella lontana, fredda con il suo baluginio vibrante

    Quanto tempo fa avrà davvero brillato?

    Cosa resterà adesso di quella luce che vedo?

    Non conosciamo altro che questo piccolo attimo di presente…

    Che subito fugge

    8 febbraio

    S. P.

  • L’attesa

    L. Zandomenighi

    Il cane aspetta, fiducioso di vederti arrivare.

    Ogni tanto guarda verso la porta da cui rientravi.

    A volte mi interroga con sguardo dolce.

    Annusa intorno e sospira con un lieve guaito.

    Guarda e ti cerca tra le stanze.

    Infine, rassegnata, si acciambella sulla tua poltrona.

    4 febbraio

    S.P.

  • Atomi sparsi

    Atomi sparsi sul cuscino del mondo giocano ingannando i nostri sensi.

    Niente è come ci appare.

    Sottili ragnatele pervadono il reale.

    I nostri occhi non vedono la profonda armonia.

    Casuale, forse.

    Disegno perfetto.

    Colori rifratti di luce.

    Sussurri di spirito.

    Sprazzi di intuito.

    Tutto evanescente e irreale il mondo in cui siamo immersi.

    Sospesi nuotiamo nell’Infinito.

    3 febbraio

    S.P.

  • Dolce sonno

    Basterebbe un piccolo segno tangibile e reale,

    affinché la mente non perisse nel naufragio.

    Soffiano venti di tempesta in questo mondo assurdo.

    Si dipanano matasse di guerra.

    Tutto sembra scivolare verso la distruzione.

    Nell’ assurda realtà che viviamo, solo il sogno a volte dà pace.

    Essere sicuri della sua consistenza renderebbe tutto meno vano.

    A quale apparenza credere?

    Se posso scegliere, il dolce sonno che culla.

    1 febbraio

    S.P.

  • Sorridimi ancora

    R. Hicks

    Prenditi cura di me, come facevi nei giorni felici.

    Guardami con lo stesso sguardo caldo.

    Parlami con le solite parole, io capirò.

    Abbracciami con la tua gentilezza e,

    soprattutto, sorridimi ancora.

    Rimaniamo ancora un po’ seduti l’uno di fronte all’altra.

    Sussurriamoci  piccoli segreti ridendo piano.

    Stringiamoci le mani mentre beviamo il caffè e,

    soprattutto, sorridimi ancora.

    31 gennaio

    S.P.

  • Ancora mi accompagni

    In questo non tempo le albe seguono i tramonti.

    Le notti mi portano con te mentre scorrono vuoti i giorni.

    Vago in un flusso di passato.

    Ininterrotte si dipanano le immagini.

    La tua voce risuona in queste vecchie stanze.

    I tuoi occhi scrutano l’orizzonte.

    Non te ne sei andato.

    Ancora mi accompagni in questo percorso accidentato.

    30 gennaio

    S.P.

  • Il corso

    J. Beraud

    La folla del sabato passeggia.

    Avanti, indietro, indietro, avanti,

    lungo il corso pieno di vetrine.

    Qualcuno osserva, qualcuno commenta, altri fan capannello.

    Molti seduti ai tavoli all’aperto per godersi il sole di gennaio.

    Tutta qui la vita?

    Tutta in questo incessante via vai di formiche vestite a festa?

    Non so… ma per fortuna il sole è caldo.

    29 gennaio

    S.P.