Uomo,

che arranchi impaurito verso il baratro, di cui sei l’artefice,

dove troverai conforto?

La natura,

incurante dei tuoi affanni,

procede con i suoi ritmi.

Uomo,

ti poni almeno domande?

Rivedi la tua arroganza?

Niente di ciò che tu ritieni importante ti sopravvivrà;

scompariranno città, strade, ponti,

sotto l’edera e il muschio.

A che serviranno i tuoi soldi,

per cui hai devastato, ucciso, torturato?

Uomo,

piccolo microbo dannoso,

avrai ancora tempo per tornare

natura pacifica, connessa e umile?

Pulviscolo di stelle di un infinito ignoto?

11 gennaio

S.P.


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